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Lavori veri e lavori finti, lo scontro tra boomers e Generazione Z

Il mondo del lavoro sta cambiando radicalmente e sempre più in fretta stanno nascendo nuove occupazioni che riguardano il mondo digitale. La pandemia mondiale ci ha resi tutti partecipi di una svolta storica che ha fatto crescere la necessità di lavorare dietro ad un computer, aumentando di valore alcune mansioni già esistenti e creandone di nuove. 

Noi di Bezz, in primis, quando eravamo piccole di certo non potevamo immaginare quale sarebbe effettivamente stato il nostro lavoro, ma in cuor nostro abbiamo sempre sperato che potesse rispondere all’esigenza di esprimere la nostra creatività e personalità.

Per fortuna nonostante i mille difetti, il mondo in cui viviamo attualmente sembra starci dando la possibilità di farlo e di questo non possiamo esserne che felici, in quanto si spera che l’andamento attuale rivoluzioni davvero la vita delle persone, portandole a vivere un’esistenza in cui si possa trovare la propria strada e serenità nel mondo lavorativo

Una volta intrapreso questo percorso però ci siamo da subito trovate a dover spiegare alle persone “diversamente giovani” e soprattutto ai nostri genitori che diavolo stavamo e stiamo tutti’ora facendo. Ebbene, rullo di tamburi, alle nostre risposte (studiate per far si che spieghino in maniera più chiara possibile le nostre mansioni) per ora i “boomerz” (ma ahimè anche molti nostri coetanei) ci hanno risposto “aaaaaaaah ma quindi non è un lavoro vero!” 

#ahmaquindinonèunlavorovero presto nei migliori cinema, non ci ha comunque scoraggiate ma ci ha fatto capire che il mondo della comunicazione e del digitale ha ancora grandi passi da fare per essere riconosciuto e accettato seriamente come lavoro dalla nostra società.

Ovviamente questo tipo di mentalità non poteva non riflettere un pensiero largamente seguito anche all’interno di diverse realtà gestite (non sempre, non generalizziamo ci sono anche molti “boomerz” in gamba) da persone non nate esattamente con la tecnologia e che non credono che dietro ad un profilo Instagram o ad una comunicazione social efficace ci sia dietro chissà quanto lavoro. Perché dato che riguarda i social che nascono come intrattenimento e principalmente usati dai più giovani allora non sia una cosa davvero seria. Finendo così per dare la loro gestione a “mio cugggino in cambio di 10 euro” per poi finire a chiedersi perché i like che ottengono sulla loro pagina siano solo quelli dei loro amici.  

Tutto ciò lo si capisce anche dal fatto che come annuncio di lavoro se ne escono con un bel “cercasi social media manager, che abbia conoscenze di grafica e che faccia anche da receptionist” (sì, avete sentito bene. Non c’è nulla di inventato. Tratto da una storia tristemente vera). Probabilmente volevano anche aggiungere “ e che sappia fare il cappuccino con le faccine carine sopra” ma  a quel punto forse qualcuno gli ha fatto notare che così suonava un po’ troppo male. 

Ora si scherza, lungi da noi inveire contro aziende che magari hanno solo bisogno di tempo per capire ed ingranare con questo nuovo mondo! La nostra realtà nasce proprio per questo. Per guidare diverse altre realtà (aziende, commercianti ecc.)  in tutti quei processi un po’ “giovani” e nuove che permettano loro di crescere e mantenere il proprio marchio al passo con i tempi, perché diciamocelo, la tecnologia va talmente in fretta che anche noi, le più grandi della Generazione Z dobbiamo farci aggiornare dai “piskelli” della gen Z per stare al passo con la gen Z.

Per ora non ci resta altro che lavorare sodo, fare rumore e sperare che il nostro lavoro “finto” prima o poi, come pinocchio, si trasformi in un lavoro vero agli occhi di tutti. 

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